Bretagna

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Nickname
Tarozzi
Durata (giorni)
31
Tipo di Roulotte
Burstner premio 490ts

La nostra Bretagna.

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Lunedi 21 agosto.
Partiti per fuggire dalla canicola padana dopo una sosta tecnica a Cremona, per passare la notte in libera, ci siamo rifugiati in Val d’Aosta, a La Salle dove giungiamo il mattino del 22. Camping International Monte Bianco, più di metà con piazzole di stanziali, in salita, terrazzato, abbiamo fatto fatica a piazzare il nostro caravan di 7 metri. Carissimo. Ci hanno fatto pagare an-che 5 euro al giorno per l’auto.

Mercoledì 23.
Nonostante i 1000 metri il caldo è ancora troppo. Scappiamo a 2.000 metri e dopo una camminata al lago di Arpy, bellissimo, torniamo stanchi morti. Il giorno dopo visitiamo Cogne.
 
Venerdì 25.
Arriva Poppea che abbassa le temperature in tutta la regione così partiamo e attraverso il traforo del Bianco entriamo in Francia. Prima tappa, per imprecise e oscure motivazioni siamo giunti a Charolles, capitale delle mucche bianche di razza Charleroise. Ovviamente appro-fittiamo dell’occasione per un bel piattone di carne in un ristorante locale molto “carino” (€€€), in tutti i sensi. Ebbene siamo in Francia. Me ne sono accorto subito. Scritte in francese, radio che parla francese, tutti che si parlano in francese. Che fatica! Unica consolazione il navigatore che invece continua con la sua suadente voce femminile a parlarmi in italiano.

Sabato 26.
Si parte per una nuova tappa e arriviamo a Muide sur Loire, paesino tra Orleans e Blois che non c’è nemmeno sulle carte geografiche, ma con un delizioso campeggio municipale sulla ri-va della Loira.
Ci serve come base per l’unico dei castelli della Loira che mi è concesso visitare il giorno dopo, il 27, quello di Chambord. Dicono che sia il più bello, ma, alla prova dei fatti, l’eleganza ed il buon gusto stanno da un’altra parte! Al campeggio Bellevue di Muide s/L restiamo fino a lunedì 28 quando partiamo per l’ultima tappa di avvicinamento alla Bretagna: Rennes, il capoluogo della regione.

Lunedi 28.
Arriviamo a Rennes nel pomeriggio, campeggio Gayeulles, dove accettano la tessera Acsi già dal 26 agosto. In un grande parco verde con prati, campi sportivi, boschi, con piazzole ampie in parte erbose e in parte pavimentate, discretamente ombreggiate… beh col freddo umido che fa sarebbe stato meglio fossero al sole! Una volta piazzati facciamo un giro alla cieca in centro e capitiamo per caso proprio in una delle creperie più consigliate dalle nostre guide.  Gallette complete e Sidro, servito nelle tipiche tazze di ceramica, il menù della serata.
Già, il tempo! Da Charolles in poi Poppea ha fatto qualche doveva: ha rinfrescato tutta la regione con minime attorno ai 14 gradi e massime di 20/22, con un cielo come si conviene ad un clima at-lantico tutto nuvole e nuvolette e qualche spruzzo di pioggia.

Martedì 29.
Al mattino affrontiamo la città e andiamo al Museo di Bretagna. Museo etnografico per avere una visione d’insieme della regione, della sua storia, delle sue caratteristiche. Benché ospitato nell’avveniristico edificio dell’archistar De Poznampark, ha un poco deluso le aspettative: piccolo, poco documentato, di interesse le madie in legno decorate con intagli.
La piazza antistante copre un grande parcheggio, dove abbiamo lasciato la macchina, che serve le strutture limitrofe: una multisala Pathé, la stazione ferroviaria, il centro per la gioventù e quella che ospita il museo. Una grande spianata leggermente inclinata completamente vuota che non riesce a dialogare con gli edifici al contorno che peraltro restano indifferenti al contesto e non riescono a tessere relazioni tra loro. Molto più interessante il centro storico con le sue case a traliccio coi tetti sghembi, i muri storti che sfidano le regole della statica, (almeno quelle che studiano ingegneri e architetti) e i suoi colori vivaci.    
L’architettura dei paesi intorno, invece, se in un primo momento mi appare quantomeno “tipica”, con le sue casette bianche a due piani dai tetti neri e aguzzi, a lungo andare risulta monotona, noiosa, un modulo ripetuto all’infinito. Cambia solo il colore della pietra quando è lasciata a vista, grigia o gialla, a seconda della zona, ma l’effetto è sempre quello: un grumo di blocchetti tutti uguali disposti a caso attorno alla chiesa, sempre nera, e al suo campanile, altissimo. Anche l’edilizia recente, quella fatta con i blocchi di cemento e pannelli coibentanti, rispetta lo stesso canone tradizionale, ma essendo frutto di una pianificazione urbanistica, risulta ancora più uniforme e standardizzata, mancandole quelle piccole irregolarità: un disallineamento, una diversa posizio-ne di una porta o di una finestra, tipiche di un’edilizia spontanea.

30 agosto.
Ci tocca il museo di belle arti. Ci arriviamo con la metropolitana, dopo aver lasciato la macchina in un parcheggio alla stazione della metro di Gayeulles. Dopo il salasso del garage del giorno prima cerchiamo di risparmiare, ma i biglietti di andata e ritorno ci costano alla fine 7 euro. Scesi alla stazione S.Anna, attraversiamo con una piacevole passeggiata il centro storico che si rivela tutto sommato abbastanza piccolo e semplice da percorrere. Il Museo è piccolo, è un museo regionale, che spazia dai pittori medioevali all’ astrattismo, ma con molti pezzi di buona qualità e alcuni capolavori, tra cui la “Caccia alla tigre” di Rubens.

Giovedì 31.
Con calma ci prepariamo a partire per Vannes dove arriviamo nel primo pomeriggio. Ci sistemiamo al Flower camping Conleou. Piazzole grandi ma in forte pendenza tanto da non riu-scire a livellare bene il caravan e con pochi alberi… anche se, visto il tempo assai umidiccio, non è un problema. Ci troviamo sulle rive del Golfo di Morbhian, un golfo molto riparato, costellato di isolette che lo fanno apparire più una laguna chiusa che un tratto di mare con parti anche decisamente paludose.
Una passeggiata sul lungomare, diciamo così, conferma la vocazione turistica del posto con tanti localini e un numero spropositato di barche a vela di ogni tipo che ormeggiano in ogni canale di-sponibile. Alcuni temerari in una spiaggetta microscopica stanno facendo il bagno in un’acqua che in Italia avrebbe giustificato qualche perplessità e con una temperatura dell’aria che lo avrebbe vivamente sconsigliato (20 gradi). Quella dell’acqua non so. Anche qui a Vannes, le case a traliccio sfidano le leggi della statica, talvolta con scarso successo, e forse anche quelle urbanistiche!

1 Settembre.
Stanotte ha piovuto e il tendalino male posizionato ha raccolto un bel po’ d’acqua. Lo sistemo ma l’acqua in eccesso sgronda sul terreno che essendo in forte pendenza invade la piazzola: mettiamo la stuoia. La giornata bigia anche se non fredda, mi induce a sciabattare in caravan. Pina va finalmente a fare una spesa al supermercato. Più che bigio è bastardo, il tempo. L’aria è freddina sui 20 gradi, ma appena il sole spunta dalle nuvole ti scalda da sudare, così appena torna nuvolo il sudore ti si ghiaccia addosso: mal di gola e raffreddore in agguato.
Ma i bretoni non ci fanno caso, ho visto esibire con nonchalance abitini di cotone, gambe nude e spalle scoperte quando noi in braghe lunghe, maglietta, felpa e sciarpa meditavamo se metterci anche il giubbotto.
Dopo due giorni nel camping Conleau ho maturato una discreta conoscenza delle problematiche della vita in un caravan non livellato. Le porte e gli sportelli o stanno sempre aperti o sempre chiusi, l’acqua dei lavandini si scarica bene se pendi dalla parte giusta, ristagna se da quella sbagliata, quando cammini all’interno avverti un leggero senso di vertigine che ti fa dubitare dello stato della tua pressione, quando cucini il condimento nella padella va tutto da una parte e dall’altra ti si brucia. Quando sei seduto devi alzarti con prudenza se sei dalla parte alta, mentre ti devi attaccare a qualcosa per tirarti su se sei dall’altra. Per non dire di quel che può succedere ai maschietti quando vanno a fare pipi’ … ecco, non diciamolo. Inoltre quando sei a letto il coniuge ti rotola sempre addosso, ma questo non è poi sempre spiacevole.

2 Settembre.
Puntata a Carnac per vedere il sito archeologico dei megaliti, gratuito. Visitiamo la Maison des Megalithes, il punto informativo del sito. Due filmati fatti molto bene ne danno una visione generale molto esaustiva, tanto che ci accontentiamo di dare un’occhiata generale dalla terrazza panoramica; del resto, insomma, sono sassi, tanti, in fila, grossi, ma pur sempre sassi. Però mi ha colpito pensare che una civiltà intera si sia posta il compito di realizzare un’opera tanto ciclopica quanto apparentemente inutile sprecando una quantità di energie che forse avrebbero potuto essere a loro più utili in altro modo. Pomeriggio in spiaaaaaaaaaaaggia. Sì, a Plouharnel, paesino sulla costa occidentale della penisola di Quiberon, complice la bassa marea che ha arretrato la linea del bagnasciuga la spiaggia ha guadagnato un centinaio di metri in più tanto che per arrivare al mare bisogna attraversarne un lunghissimo tratto mettendo i piedi in uno due centimetri d’acqua calda stagnante che poi arrivati a dove si formano le prime onde diventa freddissima. Spiaggia molto popolata, a cui si arriva prima in macchina poi con un breve tratto a piedi, ma che per le sue dimensioni gigantesche non sembra affollata.
    
3 Settembre.
Al mattino Museo archeologico a Carnac. Tempo bello. Pomeriggio alla Gran Plage du Carnac. Delusione: una Milano Marittima senza ombrelloni. Nel senso che alle spalle della bel-lissima spiaggia c’è una tipica cittadina turistica fatta di alberghi, ristoranti, seconde case, lungomare e turisti, come a Milano Marittima, appunto; mancano gli stabilimenti balneari. Ora che mi sovviene qui non ne ho mai visti, né credo mai li vedrò. Alla sera restiamo in paese per assistere ad un concerto di una orchestra sinfonica giovanile nella chiesa di Carnac, il programma ci piace: Poulenc, Debussy, Ravel.  La location è affascinante, il programma impegnativo, l’esecuzione risente della gioventù degli esecutori, ma va bene così.

4 Settembre.
Azzardiamo un bagno nell’oceano, in una spiaggia vicina al campeggio, ma non siamo bretoni. Ripieghiamo in una “piscina naturale" ottenuta mediante uno sbarramento che lascia filtrare l’acqua di mare in un fondale di meno di un metro in modo da scaldarsi al sole e offrire una temperatura più accettabile, infatti è frequentata da anziani che ci camminano in su e in giù con l’acqua alla vita con evidenti intenti terapeutici.
    
5 Settembre.
Trasferimento da Vannes a Pont Aven al camping Le Fleuri. Campeggio di una volta, in un bosco con piazzole non definite ma delimitate naturalmente, c’è l’essenziale e manca il su-perfluo. Gestito da una signora d’altri tempi semplice e gentilissima. Soggiorno gradevolissimo anche se breve. Pont Aven vive sulla memoria della celebre scuola di Gauguin, anche se di suo c’è rimasto solo un quadro, ma nel museo c’è una efficace didattica che illustra la vicenda artistica di Gauguin e della sua scuola. Un centinaio di gallerie d’arte punteggiano la cittadina e ne arricchiscono un panorama già assai gradevole per la presenza del fiume Aven in grado di regalare scorci molto pittoreschi. La ricca e colorata vegetazione urbana mitiga il grigiore del granito con cui so-no costruiti gli edifici. Pont Aven è sistemata su un “aber” che fa da porto, ma questo è praticabile solo quando l’alta marea risale fino al paese, altrimenti le barche stazionano appoggiate alla ban-china o sulle proprie appendici.

6 Settembre.
Ci spostiamo nella penisola di Crozon al campeggio “Piedi nell’acqua”. Il campeggio non è male, il panorama che si gode è bello, ma la spiaggia è una delusione, a stento praticabile per le rocce e i sassi che la costellano. Escursione a Camaret sur Mer Il paese dà su un grande porto; percorrendo tutto il pennello giungiamo alla Tour Vauban, una fortificazione seicentesca a difesa del porto assai suggestiva. Qui la Lucy dà di matto, finalmente liberata dal guinzaglio si lancia in corse forsennate sfogando la sua vitalità e suscitando l’ilarità dei presenti. Nel paese c’è an-che una grande spiaggia servita da una strada che la costeggia con discrezione, la presenza del paese non si avverte, la vastità della spiaggia assorbe tutta l’attenzione. Altro che lungomare di Milano Marittima! L’acqua, nel golfo riparato, non è fredda. Pina e Lucy si godono finalmente un lungo bagno nell’oceano.

7 Settembre.
Visitiamo Morgat. Anche qui, proprio in centro, una bellissima e grandiosa spiaggia.

8 Settembre.
Giornata impegnativa, oggi programmiamo due mete: Quimperle al mattino per vedere il suo centro storico e il Museo delle Belle Arti, mangiare e poi andare a Douarnenez per il Museo della Navigazione. Partiamo tardi, quindi per recuperare il museo di Quimperle lo vede solo Pina, mentre io con Lucy giro il centro storico, viceversa a Douarnenez io vedo il museo della Navigazione mentre Pina sta con Lucy in spiaggia. Il museo è composto da due parti la prima è un museo vero e proprio in cui si conservano, convenientemente restaurate, un gran numero di imbarcazioni provenienti da mezzo mondo, la seconda è in acqua: sei navi ormeggiate ad un molo, visitabili, ma il loro restauro, eccetto che per una di esse, sembra ancora parecchio lontano e tutto sommato offrono uno spettacolo assai triste.

9 settembre.
Giornata dedicata alle escursioni. Cap de la Chevre, la punta sud della penisola di Crozon, dove c’è una installazione militare e da cui partono molti sentieri che costeggiano il mare offrendo suggestivi panorami. Ci dirigiamo poi al Cahteau de Dinan, che non è un castello ma una frastagliatissima scogliera che si protende nel mare sul versante occidentale. Una impegnativa camminata in quota ci offre suggestivi paesaggi con ripide e frastagliate scogliere rosse e archi scavati dal mare. Da lontano si intravedono spiagge grandissime e quasi deserte che ci proponia-mo di visitare il giorno dopo. Tornando ci fermiamo in un paesino di pescatori, ormai in gran parte convertito in residenze per turisti, ma molto ben conservato: muri bianchi, finestre azzurre, rigo-gliosi cespugli di ortensie rosa lo rendono particolarmente gradevole.

10 settembre.
Nel pomeriggio cerchiamo la a spiaggia avvistata da lontano il giorno precedente. La bassa marea la rende grandiosa, donandoci sensazioni di spazio mai provate in altri luoghi. Lucy corre a perdifiato quasi impazzita!

11 settembre.
Ci spostiamo a Plougast–Daoulas, campeggio Saint Jean, in prossimità di Brest, bel-lino bellino. A  lato,  sulla riva del fiume in mezzo a un boschetto, un piccolo gioiellino architettonico, la cappella di Saint Jean, col suo bravo piccolo calvario.
Dopo pranzo visitiamo Brest. E devo dire che il detto dei francesi “bisogna avere proprio una buona ragione per andare a Brest” è proprio giustificato. Completamente distrutta durante la guerra dagli alleati (era una formidabile base per i sommergibili tedeschi) nella ricostruzione post bellica hanno veramente perso un’occasione. La strada principale, quella dello shopping, quella che dovrebbe essere il volto della città non è altro che un susseguirsi di finestre anonime rigorosamente allineate e monotone. Non un colore, non una forma, un guizzo, non un’opera d’arte a interrompe-re una bigia uniformità. Al di là della sua pedonalizzazione, nulla che le dia valore. Bello il castello che ospita il museo navale, ma la Tour Tanguy è letteralmente soffocata da moderni condomini, mentre nei dépliant pubblicitari, grazie a un abile trucco fotografico, appare in uno splendido isolamento: delusione. Rinunciamo anche alla teleferica e agli Ateliers des Capucins che forse avreb-bero potuto essere le uniche occasioni di riscatto della città.

12 settembre.
Decidiamo di abbandonare Brest al suo destino e quindi rinunciamo alle sue coste atlantiche e alla punta più occidentale d’Europa pere puntare su Morlaix.  Dopotutto non si può vedere tutto.  Al momento di agganciare sfioriamo il dramma. IL GANCIO NON ENTRA! Ieri ho ur-tato in retromarcia un pilastrino di ghisa e si deve essere deformato l’incastro. Dopo aver lavorato di lima e di lubrificanti e sacramentato tutti i santi del calendario, mi sono rivolto al mio santo preferito: San Martel, e dopo due colpi, pardon due “orazioni” ben assestate è andato tutto a po-sto. Il gancio rimarrà comunque agganciato lì per tutto il viaggio, non si sa mai.
Qui intorno ci sono un sacco di paesi il cui nome comincia con Plou: Plouneour, Plougoulm, Plou-nevez e molti altri… che ci sia qualche attinenza col termine latino “pluvia”? Visto il clima potrebbe essere! Nel pomeriggio primo veloce sopralluogo. La città storica si allunga ai lati del porto che è il risul-tato del lavoro di un fiume che scorre nella vallata e sfocia in una profonda insenatura del mare (aber). Il porto è quindi è condizionato dalle maree e in bassa marea si asciugherebbe completa-mente. Per ovviare a ciò è stato realizzato uno sbarramento che consente l’accumulo dell’acqua del fiume fino al raggiungimento della quota di alta marea. In tal modo le barche - tantissime - possono galleggiare senza appoggiarsi sul fondo come accade negli estuari atlantici. Una semplice chiusa poi consente il passaggio dal fiume al mare quando la marea risale.
Sì lo spettacolo di decine e di barche di ogni tipo appoggiate sul fondo in attesa della marea è, per noi mediterranei, qualcosa di incredibile.     
Clima bigio. Al mattino umido e forte foschia, fa freddo ma si suda lo stesso. Verso le tre del po-meriggio schiarisce ed esce un po’ di sole, tramontato il sole subito arrivano il freddo e la guazza. È sempre così, e le previsioni meteo in Bretagna non sono affidabili. Grazie a questo clima però il paesaggio è verdeggiante e rigoglioso.

13 settembre.
Torniamo a Morlaix per vedere una delle case a “pondalez” tipiche della città e soprattutto assaggiare un tipico piatto bretone, il ”Kig ha farz“: una sorta di bollito misto con verdure varie, accompagnato da una specie di polenta di grano saraceno. A dir la verità , alla prova dei fatti, niente di che. Le case a pondalez sono una strana tipologia abitativa composta da due corpi di fabbrica, il principale, che dà sulla strada, e il secondo che dà sul retro con in mezzo un “cortile”. Fin qui nulla di strano, ma la particolarità è che sono unite da una serie di passaggi in quota, uno per piano, a loro volta serviti da un'unica scala a chiocciola. E anche qui niente di stra-no, se ne vedono anche da noi, Ma lo spazio tra i due corpi di fabbrica è però coperto e dotato di un gigantesco camino che riscalda l’intero complesso. In tal modo da “cortile” che sarebbe stato, diventa “stanza” e risulta pienamente integrato nell’edificio: una sorta di grande sala centrale alta però tre piani. Due di queste case sono visitabili, una terza è diventata un simpaticissimo Pub dove servono più di dieci tipi di birra alla spina.
Siamo nella zona degli “enclos paroissiaux”, complessi parrocchiali contraddistinti da una cinta che racchiude la chiesa, l’ossario, il cimitero e un “calvario”. I calvari sono la rappresentazione scultorea della passione di Cristo; quelli più semplici sono formati da un semplice crocifisso con qualche figura di contorno e si trovano in quasi tutti i paesi, anche i più piccoli, del Finisterre. In quelli più complessi sono raffigurate scene del nuovo Testamento con decine, a volte centinaia di figure e un apparato architettonico assai complesso. Un segno di devozione popolare divenuto an-che espressione della floridezza di una comunità. I vari municipi facevano a gara nel realizzare quello più sfarzoso e articolato. Visitiamo dunque i più importanti: St.Thegonnec, Guimiliau, Plougastel -Daoulas. Una scultura popolare veramente insolita e interessante in quanto raggiunge alti livelli estetici grazie anche alla sua complessità e all’imponenza della struttura architettoniche di supporto.

14 settembre.
Puntata a Roscoff, fondamentalmente per fare un pomeriggio in spiaggia e poi una scorpacciata di “langostines” e “Saint Jaques”, ma il ristorante consigliato dalle guide era completo, un altro non accettava i cani (quindi se non volete Lucy non avrete nemmeno noi), e altri non ne avevano nel menù. Abbiamo ripiegato in una creperia con una bella vista sul porto in cui abbiamo mangiato ottime “galette” al formaggio di capra e alla cipolla bionda di Roscoff, fisch an chips e altre crepes dolci, il tutto innaffiato da un fresco e profumatissimo vinello bianco. Alla fac-cia dei ristorantoni del centro, tanto le St. Jacques ce le facciamo noi a Mantova!
Queste ultime notti a Morlaix sono state fredde (12 gradi) e umidissime, al mattino abbiamo do-vuto accedere la stufa e Lucy quando tornava dalla passeggiata mattutina sembrava un cencio la-vato pronto da strizzare!

15 settembre.
Ci trasferiamo da Morlaix a Dol de Bretagne in un campeggio a metà strada tra St. Malo’ e Mont St Michel. Il programma è chiaro, un giorno da una parte e un giorno dall’altra, ma il meteo promette pioggia per 4 o 5 giorni, anche se le temperature pare si manterranno miti. Vedremo. Cerchiamo gli orari di apertura della reception del campeggio “Huttopia Baie de Saint Michel” ma non li troviamo né su Google né sul sito. Arriviamo alle 14.00, usuale orario di apertura delle reception nei campeggi francesi, e la troviamo, invece, chiusa perché aprono alle 14.00 solo nei week end e oggi è venerdì ed è previsto che aprano alle 16.00.
Aspettiamo ma pian piano arrivano altri mezzi: ormai siamo due auto con caravan, un camper, due vetture, tutti affollati all’ingresso tanto da bloccare la strada. Decido di telefonare e viene un dipendente che ci dice di lasciare un documento e metterci dove vogliamo nelle zone delle piazzole a est. Scegliamo con cura la piazzola, palesemente libera, e ci piazziamo con stuoia, tendalino, tavolo, poltrone ecc. ecc. ecc. Alle 16.00 andiamo a registrarci ma l’impiegata dice che la piazzola è occupata da un camper! Dice che se il camper torna noi dobbiamo spostarci! Inca$$atura tremenda. Il dipendente di cui sopra pare che dica (parla francese) che per sfortuna abbiamo preso l’unica piazzola occupata. Valutiamo se andarcene o restare, ma ormai siamo qui. Decidiamo di spostarci ma mi faccio prima dare l’elenco di tutte le piazzole libere che risultano essere solo 31 su 56: altro che” l’unica occupata”! Perdiamo quindi il pomeriggio a smontare tutto e rimontarlo per spostarci di piazzola, non ci resta che cenare al “ristorante” del campeggio che però serve so-lo pizze preconfezionate, affettati e vasetti di patè. Vabbè. Siamo sotto a un bellissimo nocciolo che però è inspiegabilmente in piena maturazione e le nocciole ad ogni stormir di fronde ci casca-no sul tetto con gran fracasso.  Dormiremo?

16 settembre.
Abbiamo dormito. Abbiamo pianificato la visita a MSM (Mont Saint Michele) con-sultando il calendario delle maree per assistere all’effetto della marea montante che sommerge l’isola. E così l’abbiamo vista. Fatta la “foto del viaggio”, QUELLA foto, quella per la quale è stato intrapreso il viaggio, facciamo solo un giro nella parte bassa del paese – tutto un ristorante - e rinunciamo alla basilica: le nostre ginocchia si rifiutano di affrontare la salitona fino all’abbazia, e ci dicono che se la salita è fatica, la discesa sarà dolore! Mont s. Michel conserva un fascino indubi-tabile dovuta alla originalità della sua costruzione e alla unicità della sua posizione. Per raggiun-gerlo, data la gran quantità di visitatori è stato organizzato un gigantesco parcheggio (a pagamen-to, ma gratuito dopo le 18.00) a 1 km. dal paese, in una zona difesa dalle maree, ottimamente servito però da una serie di bus-navetta assai comodi. PS: nella piazzola “occupata” non si è visto ancora nessuno.

17 settembre.
Eccoci a St Malo. “La città più visitata della Bretagna” dicono le guide. Ecco appunto, città piena di turisti; non che non sia bella, elegante, affascinante il porto con una decina, se non dipiù, di navi a vele quadre (quelle dei pirati, per intenderci) ma francamente siamo stanchi di vedere “cose per turisti”. Giriamo un’ora per trovare (ancora) un ristorante dove gustare delle “St. Jacques”, ma inutilmente: o non le fanno o se le fanno sono completi o sono chiusi per turno; ripieghiamo su un piatto di ravioli agli spinaci con burro, panna e noci, e, ancora (!) fish and chips. Il pomeriggio in spiaaaaaaaggia!
 
Il fish and chips lo abbiamo trovato spesso nelle proposte dei menù e ciò conferma l’impressione che avevamo già avuto: qui il turismo è essenzialmente francese e, in piccola parte, inglese. Tutte le indicazioni infatti, i menù, le scritte didattiche nei musei, sono in francese, spesso in bretone e in inglese. Anche il servizio ai tavoli parla essenzialmente francese e mastica poco l’inglese.

18 settembre.
Partenza per tornare. Tappona da 500 km. Dormito in bella area di sosta in autostrada. Mentre le aree di servizio sono un po' come le nostre, le aree di sosta francesi sono sempre molto gradevoli, ampie, piene di verde, rilassanti, dove si può passeggiare in un bosco o fare uno spuntino in una suggestiva area per pic-nic (o pique-nique, come scrivono loro). Ma loro (i francesi) hanno lo spazio dove farle.
 
19 settembre.
Chambery, campeggio Savoy dove siamo già stati l’anno scorso. Viaggio stancante. Avevamo pianificato di evitare Lione e ripassare per Charolles e Macon, invece abbiamo saltato un’uscita dell’autostrada e ci siamo trovati nel traffico congestionato e velocissimo della periferia di Lione. Guida molto snervante con ‘sti francesi che superano da destra e da sinistra, svincoli che compaiono all’improvviso e devi azzeccare quello giusto in un nanosecondo e indicazioni, manco a dirlo, solo in francese e con i colori dei cartelli (verde e blu) invertiti rispetto a quelli italiani. In-somma, un delirio.

20 settembre.
Dopo il tunnel del Bianco ripassiamo per Cremona, arriviamo nel pomeriggio al camping Parco al Po; un campeggio a 1 euro all’ora che usiamo come sosta tecnica per fare le valige, pulire e riordinare il caravan, prepararlo per il rimessaggio. Dormiamo lì poi il 21 siamo finalmente a casa.

Il viaggio in cifre.
Giorni trascorsi    31
Km percorsi         4.500
Spesa gasolio        800
Campeggi visitati    12
Spesa campeggi       600
Spesa autostrada    110
Pedaggi trafori     120
TOTALE SPESE        1630

 

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